IMHO
Cosa ne penso della questione Gianni Golfera…
Ho evitato di parlarne fino ad ora, ma lo hanno fatto tanti altri…
Evito di essere ripetitivo e di scrivere in modo identico cose già scritte, riportando qui tra tutte le opinioni che ho letto quella che mi sento di sposare praticamente alla lettera, anche perché chi la scrive ha lavorato insieme a me per circa 12 anni (molti dei quali proprio impegnati sui corsi di memoria e lettura veloce che ci hanno visto tra i più grandi divulgatori di quei metodi), il mio ex-socio Livio Sgarbi.
Non credo che Livio se ne avrà a male se prendo a prestito l’articolo che ha scritto sul suo blog (anzi, gli faccio pure un po’ di pubblicità!) così evito di riscrivere parola per parola le stesse identiche cose, perché ogni parola scritta da Livio su Golfera, sulle sue capacità e i suoi metodi di marketing, mi vedono assolutamente d’accordo!
Solo sull’ultimo capoverso non concordo: credo che se certe volte è vero che i metodi di Striscia sono criticabili e tendono a volte a buttare via il bambino con l’acqua sporca, non credo che siano particolarmente criticabili in questo caso in cui il buon Golfera se l’è proprio andata a cercare…
Ecco qui il link all’articolo di Livio.
Aggiungo anche un’altro link di un blog sul quale trovo che la discussione sull’argomento sia interessante e sui giusti toni.
Non conosco minimamente l’autore del blog, ma trovo molto interessante che fosse uno dei corsisti presenti nell’aula dove ha fatto irruzione Moreno Morello.
E con questo, non chiedetemi più cosa ne penso di ’sta storia!…
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The Coach is back!
Premetto che ho davvero difficoltà ad essere obiettivo nello scrivere questo articolo.
Vi parlerò di una persona che conosco personalmente, che stimo moltissimo, con la quale collaboro ormai da anni e alla quale sono legato da profondo affetto e amicizia.
Detto questo, la notizia non può passare inosservata e non posso esimermi dal commentarla e fare qualche considerazione insieme voi lettori di questo blog:
a quasi 75 anni di età, Dan Peterson è tornato ad allenare l’Olimpia Milano, oggi Armani Jeans, ben 24 anni dopo la sua ultima apparizione come allenatore!
Di per sé la notizia ha dell’incredibile.
Innanzitutto, cosa ha reso possibile una scelta del genere?!?
Com’è possibile che la dirigenza della squadra più blasonata d’Italia abbia deciso di affidarsi a un’allenatore non più certo giovanissimo e che per di più non allena da oltre vent’anni, per salvare la stagione?!?
Non c’era proprio nessun altro disponibile?????
Per chi come me conosce “il Coach” è facilissimo da capire!
Primo: Dan Peterson è giovane!!! Non sulla carta d’identità, certamente, ma a parte questo piccolo particolare, ha tutte le caratteristiche che rendono una persona “giovane”: ha un entusiasmo straordinario unito a una passione infinita per il suo sport (mai sentito una sua telecronaca?!?), una lucidità mentale unica e la curiosità tipica di colui che possiede una innata e continua voglia di imparare e di migliorarsi.
Da quando lo conosco, queste caratteristiche mi sono sempre balzate all’occhio e mi hanno sempre piacevolmente colpito. Stare con lui mi dà sempre un’energia positiva e non ho certo mai avuto l’impressione di avere un “anziano” di fronte a me, ma piuttosto un “buddy” con cui potersi divertire e confrontare. E, state pur certi, i giocatori avranno la stessa impressione.
Ma ancora di più, ciò che ho sempre apprezzato in lui è la continua voglia di imparare e migliorarsi, unita a una grandissima umiltà. Ricorderò sempre una delle prime volte in cui è venuto ospite come speaker a un mio corso, quando si è messo in un angolino a seguirmi e, zitto zitto, si è preso alcuni appunti perché, come mi ha poi spiegato: “anche dopo tanti anni si può sempre migliorare! E oggi, Roberto, mi hai dato alcuni spunti che userò senz’altro!“.
Straordinario.
E poi ha un’attenzione pazzesca!… NOTA TUTTO!!! Non gli sfugge niente, nota dettagli che ai più passano assolutamente inosservati! Indovinate soprattutto riguardo a cosa? Alle persone.
Dan è un grande osservatore e conosce profondamente la natura umana. E questo lo rende incredibilmente efficace nel rapportarsi alle persone, capirle e quindi guidarle.
A riprova della sua capacità di capire il prossimo, posso dirvi che rimasi letteralmente a bocca aperta un giorno che durante il suo tradizionale intervento al Power Seminar iniziò a parlare di me (ovviamente molto bene, da vecchio paraculo che è!!!) usandomi come esempio di leader (ve l’ho detto che è un gran paraculo!!!) e, nel farlo, elencò tutta una serie di cose che aveva notato dei miei comportamenti fuori e dentro l’ufficio e su come mi rapporto con i miei collaboratori, che sinceramente mi stupirono. Non solo per quanti diversi aspetti notò, ma per l’incredibile dovizia di particolari con cui lo fece!
Suppongo quindi che abbia notato anche cose che non vanno, ma fu così magnanimo da soprassedere su quelle…
Insomma, per farla breve, l’età per Dan Peterson non rappresenta certo un problema.
E con i tanti anni di inattività, come la mettiamo?!?
Beh, anche qui c’è una parola magica che elimina il problema: identità.
In tutti questi anni Dan Peterson non ha mai smesso nemmeno per un istante di essere e di sentirsi un coach!
È ciò che lui è. È la sua identità.
Non a caso tutti lo chiamano “Coach” e lui stesso si chiama così (tipico al mio telefono il suo “ciao Roberto sono il Coach”!) o si firma “il Coach” nei suoi sms o nelle sue e-mail.
Non ha mai smesso di esserlo e non smetterà mai di esserlo
Non ha mai smesso di studiare, di aggiornarsi. Non ha mai smesso di frequentare l’ambiente e di esserne parte attiva.
Ed è per questo che 24 anni o 24 giorni non fanno la differenza.
E pare proprio che io non sia l’unico a pensarla così.
Alla sua prima partita, al Forum contro Caserta, si sono riviste le code ai botteghini e si è tornato a respirare tra i tifosi un entusiasmo che sembrava ormai sopito. Dino Meneghin, monumento del basket italiano, per descrivere l’evento ha detto: “essere qui stasera è come essere alla prima alla Scala con il maestro Muti che torna a dirigere l’orchestra”.
E soprattutto la squadra ha reagito alla grande, battendo gli avversari di 15 punti, ma soprattutto battendosi con rinnovato vigore.
E lui?
Sulla Gazzetta dello Sport di qualche giorno fa si leggono queste righe scritte da Franco Arturi che meglio non potrebbero commentare:
“Nelle sue dichiarazioni dopo la prima vittoria su Caserta, ci mancava che ringraziasse anche i magazzinieri e gli uscieri del Forum, attribuendo loro – e seriamente – una fetta di merito. Quanto è lontano dallo sfrenato egocentrismo di tanti suoi colleghi sulle panchine di calcio? Quanto è più scaltro nel caricare l’ambiente senza offendere nessuno e inventarsi atroci complotti cosmici?
Noi “umani” procediamo nel mondo dello sport soprattutto per modelli rassicuranti e collaudati: il conformismo è il nostro mestiere. Quello che non abbiamo capito è quanto un uomo di 75 anni possa essere motivato e saper motivare, di quanto sia proiettato nel futuro.”
Bentornato Coach!
Per me sempre il NUMERO UNO!!!
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Quando il marketing ci prende per scemi!…
Mentre sono di ritorno da Miami, mi ritrovo durante uno scalo all’aeroporto di London Heathrow a sistemare la posta elettronica.
Come molti sono sommerso da decine e decine di e-mail al giorno, tra cui moltissime sono pubblicitarie, alcune non richieste, ma altre invece “volute”. Nel senso che personalmente sono iscritto a moltissime newsletter o sono sulla mailing list di tante attività commerciali alle quali ho richiesto di tenermi aggiornato sulle loro “offerte”, o perché sono interessato ai loro prodotti/servizi, o perché mi interessa osservare come li promuovono. Sì, perché come avrà facilmente notato chi mi segue, ho una notevole passione per il marketing! Mi piace osservare come vengono promossi i prodotti, come vengono pubblicizzati, in quali modi si cerca di attrarre l’attenzione del cliente su ciò che si fa. D’altra parte, un appassionato di comunicazione come io sono, non può non essere affascinato da una disciplina, fondata sulla comunicazione persuasiva, così impattante sulla società.
Per questo osservo con attenzione tutto ciò che riguarda il mondo del marketing e, come una spugna, assorbo e prendo spunti da qualsiasi cosa che mi aiuti a trovare modi sempre più efficaci di promuovere ciò che faccio, consapevole come sono che, per quanto tu faccia bene una cosa, è fondamentale, al giorno d’oggi, saperla “presentare” al meglio.
Presentare al meglio qualcosa però è molto diverso da mentire!!!
Infatti, il tipo di marketing che non sopporto è quello che racconta balle, con unico fine ultimo quello di vendere.
Quando tengo corsi per venditori, consiglio sempre loro di non mentire mai per vendere, perché sono fermamente convinto che, alla lunga, si ritorce contro. Per carità, non siamo “educande”, perciò capisco benissimo che si possa a volte arrampicarsi sugli specchi o modificare leggermente la realtà dei fatti, per aggirare un’obiezione o favorire un acquisto. Ma basare un’intera strategia di vendita sulla menzogna o fare della falsità un’abitudine è assolutamente deprecabile e, sebbene a volte possa funzionare a breve termine, alla lunga è sempre perdente.
La mia filosofia è che, invece che argomentare cose che non esistono, molto meglio imparare a evidenziare ciò che di veramente positivo c’è nel nostro prodotto/servizio e che non c’è in nessun modo bisogno di mentire se hai qualcosa di valido da proporre! Così facendo non avrai mai problemi etici e morali, dormirai sempre sonni tranquilli, ma soprattutto svilupperai una mentalità di vendita basata sulla domanda “come posso mostrare sempre meglio al mio cliente la validità del mio prodotto e i vantaggi che può arrecargli?”, domanda sicuramente altamente produttiva e costruttiva.
Quindi, se mal sopporto e disapprovo totalmente chi mente per vendere, sono davvero infastidito epidermicamente quando
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"Grande" impresa, "piccola" comunicazione…
Una decina di giorni fa sono stato a Prato al convegno annuale di Confindustria della Piccola Impresa, appuntamento di punta nell’agenda del mondo imprenditoriale italiano. “Piccola impresa”: mai definizione credo possa essere più sbagliata di questa. La “piccola” industria italiana rappresenta in assoluto una “grande” realtà, fatta di straordinari imprenditori, di incredibili eccellenze e di decine di migliaia di aziende che rappresentano la vera spina dorsale del tessuto economico di questo paese. Altro che “piccola”!
Perciò, curioso di vedere che aria tirasse, mi sono recato insieme a Max Bindi e al nostro socio Salvatore Leggiero, in quel di Prato, per partecipare alla seconda giornata di lavori, che vedeva gli interventi degli ospiti più prestigiosi, tra cui governatori, ministri e del presidente Emma Marcegaglia.
Potrei parlarvi di svariate cose che ho visto e notato, ma poiché non voglio scrivere un articolo fiume, condivido con voi solo un episodio che, da un lato mi ha lasciato di stucco, ma dall’altro ha confermato quello che vado dicendo sempre ogni volta che parlo di comunicazione e di quanto nella nostra società la preparazione a riguardo sia veramente insufficiente. Di fronte a una platea di trecento imprenditori, decine di giornalisti e uno stuolo di telecamere, dà il via ai lavori della giornata uno dei dirigenti principali di Confindustria.
Sei a un convegno così importante, ti aspetti ovviamente qualcuno di spessore…
E invece dopo pochi secondi già ero basito!… Si era materializzata di fronte a me la macchietta del pessimo comunicatore sulla quale spesso scherzo quando insegno Public Speaking!!!
Infatti, chiamato sul palco da una voce fuori campo, si piazza dietro al podio senza nemmeno salutare, tira fuori il suo bel foglio e inizia a leggere il suo discorso a testa bassa (non ha mai guardato la platea neppure per un secondo!…), con tono piatto e voce tremolante.
Un quarto d’ora davvero imbarazzante, ma che ha rappresentato perfettamente la consapevolezza media da parte delle nostre istituzioni delle regole di base della comunicazione e di quanto sia fondamentale conoscerle e applicarle.
Ero esterrefatto!… Com’è possibile che la stessa cura che è stata posta per organizzare perfettamente ogni dettaglio organizzativo del convegno, dalle hostess, al catering, alle cartellette congressuali perfettamente piene di superfluo materiale cartaceo, non sia stata messa nel verificare che chi apriva il convegno di fronte alle telecamere di tutta Italia fosse in grado di farlo nella maniera migliore? Ma soprattutto, se ne saranno accorti che comunicativamente parlando il tipo faceva pena oppure per loro è normale che fosse così, perché quello è più o meno il livello a cui da sempre sono stati abituati? A giudicare dai due interventi successivi, più o meno sullo stesso tenore anche se un pizzico migliori, temo sinceramente che sia così…
Ma d’altra parte in cosa ci vogliamo aspettare da un sistema che nel 2010 ancora non ha inserito nel piano di studi obbligatorio per diventare insegnante oppure medico nemmeno un misero esame di comunicazione? Come se saper comunicare efficacemente, per figure socialmente così fondamentali, fosse solo un inutile optional!
Che tristezza…
Vabbè, che dire… In un momento di tale insicurezza, un’unica certezza positiva per quel che mi riguarda: ho lavoro assicurato almeno per i prossimi 50 anni!!!
PS: devo dire che, per contro, ho avuto modo di assistere a ottimi interventi di imprenditori coi fiocchi e, soprattutto, alle relazioni di due donne davvero con gli attributi, che mi hanno colpito molto positivamente, sia per la loro preparazione, sia per il loro atteggiamento battagliero e propositivo: Renata Polverini, il nuovo Governatore del Lazio, e la Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, donne di vero spessore!
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